Lo so, lo so. E' già uscito il film, è già arrivato in DVD, chissà quanti di voi avranno già seguito le avventure di Clive Owen
/Theo Faron (la faccina sbavante era d'obbligo, non ho potuto resistere...
)...
Ma avete letto l'omonimo romanzo di P.D. James, a cui il film è liberamente ispirato?
Scritto nel 1992, il romanzo strizza l'occhio ai migliori Huxley, Orwell, Dick e Bradbury, di cui l'autrice rielabora in maniera straordinaria la visione distopica del mondo e della scienza. L'alternanza della narrazione in prima e terza persona aiuta il lettore a meglio calarsi nei panni di Theo Faron, a meglio comprenderlo e ad entrare in quasi totale sintonia con lui.
La desolazione espressa dalle descrizioni di questo mondo in cui non nascono più bambini emerge con forza impressionante dalle pagine del romanzo, e si viene talmente assorbiti dalle sue atmosfere surreali (eppure sconvolgentemente plausibili) che appena alzanti gli occhi dal testo per un attimo ci si sente spaesati perchè in parte convinti di vivere nel mondo di Theo; e per tornare nel mondo reale ci si deve scuotere per bene, un po' come si fa quando ci si sveglia da un profondo sonno o da un sogno particolarmente coinvolgente.
Non stupitevi se, ad un certo punto della lettura, guardandovi in giro vi sembrerà di vedervi intorno solo persone anziane: è un normale side effect della vicenda di questo romanzo. Il mondo di Children of Men esce dalle pagine stampate esi fonde con il nostro, e come allo specchio ci aiuta a vedere i pericolicui la nostra società sta andando incontro. P.D. James sa far penetrare con grande maestria nelle viscere del lettore le sensazioni di decadimento, sconfitta, rassegnazione, e soprattutto terrore per un futuro dai toni progressivametne più cupi.
Non dico nulla sul finale, ve lo lascio scoprire; e se avete amato le dystopian novels del passato, adorete questo piccolo capolavoro.
Buona lettura! 
Zia Manu
Reference: P.D. James, Children of Men, 1992; 278 pg.
Tranquilli, non sono compiti a casa... 
Exercices de style (Esercizi di stile, appunto) è il titolo di un'opera di Raymond Queneau. Mi correggo, è il titolo di una GENIALE opera di Raymond Queneau, in cui un unico episodio breve di vita quotidiana viene raccontato 99 volte in 99 stili diversi.
La genialità sta nel fatto che, benché la trama non cambi mai, ogni racconto è allo stesso tempo uguale e diverso da quelli che lo precedono e lo seguono. Inoltre, la varietà lessicale è straordinaria: Queneau riesce a dare ad ogni racconto uno stile ed un vocabolario sempre diversi, e per ben (lo ricordiamo) 99 volte! Una vera manna per gli studenti e gli appassionati della lingua francese, che possono approfittare di questo squisito testo per abbuffarsi di vocaboli e sfruttarlo per ripassare sia la grammatica, sia gli stili espositivi.
Il linguista ossessionato ed ossessivo poi (come la sottoscritta
) non mancherà di farsi tentare (e di cedere alla tentazione!) dal leggere l'opera in traduzione italiana (e anche inglese, tedesca, spagnola... A seconda di quante lingue conosce!)
Buona lettura! 
Zia Manu
Reference: Raymond Queneau, Exercices de Style, 1947; 164 pg.

HAPPY Pi-Day
Seconda sottosezione di questo blog, dedicata a quelli che io amo definire libri docenti. Sono testi come biografie, saggi storici o trattati scientifici, che riescono però ad insegnarci molto di più di una serie di utili nozioni, lasciando un'impronta nel nostro animo e aiutandoci a rivalutare le nostre posizioni sul mondo, sugli altri, sulla Natura, su noi stessi e sul nostro ruolo. Per intenderci, si tratta di testi come Il diario di Anna Frank, libro-simbolo di questa categoria che non ha bisogno di ulteriori presentazioni.
Il testo che ho scelto per inaugurare questa seconda sottosezione è uno dei libri più toccanti e avvincenti che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni. Si tratta de Il banchiere dei poveri, scritto dal Professor Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace 2006.
Docente di Economia presso l'Universtà di Chittagong (Bangladesh), nel 1977 il Professor Yunus ha ideato e fondato la Grameen Bank, istituto di credito indipendente che pratica il microcredito senza garanzie. Grameen è stata definita anche come la banca dei poveri, dato che i suoi clienti appartengono esclusivamente alle fasce più povere della popolazione, e si affidano a Grameen per ottenere prestiti di denaro dagli importi ridicoli che altre banche definirebbero ridicoli (a volte dell'ordine di 5-10€). Negli anni, l'intuizione e il lavoro del Professor Yunus hanno fatto sì che i poveri del suo Paese prima, e di altre nazioni in seguito, trovassero un modo per usicre dalla miserie che affliggeva le loro esistenze.
Ammetto senza problemi di essermi follemente innamorata di ques'uomo che ha scelto di impegnare le sue capacità e compentenze per cercare di risolvere in modo efficace il problema della povertà. Provo per lui una profonda stima ed ammirazione e leggere il suo libro me ne ha fatto innamorare ancor di più.
Perché Il banchiere dei poveri è un libro di vita?
Perché ci insegna a considerare i poveri come persone con un progetto che non hanno però la possiblità di realizzare piuttosto che come derelitti di serie B da aiutare facendo la carità e donando i vestiti vecchi senza occuparci poi più di tanto di cosa serva realmente loro.
Perché ci insegna che per cambiare il mondo non serve bruciare i cassonetti nelle manifestazioni o sputare veleno contro chi non sfila per la pace nel mondo, ma si deve soprattutto agire là dove serve, insieme a chi ha bisogno del nostro aiuto.
Perché ci dimostra come la determinazione, la volontà e la spinta verso il bene trascendano razze, religioni, lingue e costumi e siano il vero motore delle nostre azioni quando al centro del nostro sforzo c'è l'essere umano e non il ritorno di fama che le nostre azioni ci daranno.
Perché ci insegna ad amare chi ci sta accanto, ad interessarci alle sue problematiche e a cercare di risolvere i problemi nostri e degli altri non dalle cattedre e con la teoria, ma direttamente sulle strade e affrontando i prolemi in pratica.
Semplicemente, perché parla della vita di Muhammad Yunus, un uomo che ha molto da insegnare a tutti noi.
Buona lettura
Chi di noi non ha mai sbuffato di fronte all'elenco apparentemente noiso e stantio di libri che ci venivano propinati da leggere per le vacanze scolastiche?
Quanti di noi hanno spesso chiuso le proprie menti davanti a certi titoli o a certi autori solo perché proposti dal professore noioso, dal/la compagno/a di classe saputello/a o perché l'argomento semplicemente sembrava non interessare?
Si dice che scrivere un buon libro non sia facile, ed è sacrosanto. E' però altrettanto difficile scegliere un buon libro, soprattutto quando siamo obbligati a farlo. Ecco allora alcune cose da NON fare quando si sceglie un libro in libreria:
1- Nel testo di Dude Looks Like a Lady gli Aerosmith inseriscono un famoso proverbio inglese: Never judge the book by its cover, che corrisponde più o meno al nostro L'abito non fa il monaco. Ai fini di questa rubrica, comunque, va bene anche la traduzione letterale dell'esperssione. NON scegliete mai un libro basandovi SOLO sulla sua copertina. Accade spesso, infatti, che le copertine più appariscenti o meglio realizzate nascondano un prodotto la cui qualità è decisamente inferiore alle aspettative suscitate dalla confezione (la pubblicità è l'anima del commercio, si sa...). Se una copertina vi attarae, prima di acquistare il libro date per lo meno un'occhiata al riassunto sulla quarta di copertina o sulle alette, tanto per farvi un'idea.
2- Come dissero una volta i Bee Gees Size Isn't Everything. Ovvero, NON fatevi tentare dalle dimensioni di un libro. Non si dovrebbe mai scegliere un libro in base a quante pagine ha. Il Piccolo Principe è un meraviglioso libro di neanche 100 pagine, e Don Chisciotte è un favoloso romanzo di oltre 1000. Allo stesso modo Poppy e Dingam è un libro corto ma piuttosto scialbo, e La Diana (scritto da Montemayor) è un noioso e corposo romanzo che sembra non finire mai...
3- Se studiate lingue, cercate di leggere in lingua originale il più possibile. Gli indiscutibili vantaggi sono a) consolidamento delle proprie conoscenze linguisitche; b) acquisizione di nuovi vocaboli; c) acquisizione di una velocità di lettura in lingua straniera; d) progressiva familiarità con la lingua straniera. Per gli studenti principianti un buon aiuto sono gli audiolibri: una guida alla pronuncia è indispensabile soprattutto per chi si avvicina per la prima volta ad un nuovo idioma.
Per ora è tutto, al prossimo post. Ciao!

In questa sottorubrica cercherò di dare consigli su come affrontare in modo sereno e divertente lo studio della letteratura e delle lingue straniere, argomenti per i quali ho una vera e propria ossessione.
Studiare è sempre stata la mia passione, fin da bambina. Dalla mia esperienza di studentessa e da quella breve di insegnante ho imparato che il modo migliore per imparare qualcosa è essere motivati a farlo. In realtà è una cosa che ho capito meglio proprio mentre insegnavo, perché da ragazza non ho mai avuto difficoltànegli studi e la mia naturale curiosità verso il mondo esterno ha fatto sempre da propulsore.
La mia breve esperienza nell'insegnamento mi ha fatto capire di non essere tagliata per quel mestiere, principalmente perché per poter motivare una persona secondo me bisogna conoscerla bene, o essere in grado di empatizzare di primo acchito con tutti, cosa che ahimé non so fare. E io volevo vedere i risultati subito...
Oralmente non sono brava a spronare le persone, tendo a far risaltare troppo la mia esperienza personale (deriva egocentrista di cui non riesco a liberarmi nonstante i tentativi), cercando di capire se può collimare con quella di chi mi ascolta. Per iscritto, però, a detta di molti so essere distaccata, analitica e razionale, forse proprio perché non vedo stampare su carta le mie emozioni e le mie esperienze... Chissà.
Comunque, dal prossimo post in poi, la "zia Manu" cercherà di dare ricette e consigli per apprezzare anche la letteratura più antica (siamo sempre più nani sulle spalle di giganti) e per imparare al meglio le lingue straniere, la mia vera unica ossessione.

Ho pensato a lungo al primo libro da proporre in questo nuovo spazio dedicato alla letteratura italiana e internazionale di tutti i tempi, perché come si sa la prima impressione è quella che conta.
Fortunatamente (o forse dovrei dire sfortunatamente?) l'attualità mi viene in soccorso, ed è con estremo piacere che come prima lettura segnalo Brave New World di Aldous Huxley.
Brave New World è sicuramente uno dei miei testi preferiti (l'ho letto 4 o 5 volte). La prima volta che lo lessi (era il "lontano" 1993) mi acolpì la straordinaria attualità della trama, scritta nel 1932 ed ambientata nel 2540, un tempo lontanissimo persino per noi oggi.
Per chi volesse saperne un po' di più prima di accingersi alla lettura, ecco una buona fonte:
http://en.wikipedia.org/wiki/Brave_New_World
Buona lettura!